Coriandoli d’anima

Fu allora che la vide. Poteva essere una vagabonda o forse era solo una battona in pausa e lui non era solito prestare attenzione a nessuna delle due categorie, ma l’istinto gli suggerì che non era né l’una e né l’altra. Mosse altri due passi verso di lei e si fermò a osservarla: se ne stava seduta sui gradini di una chiesetta con un tacco rotto, le calze sfilate, la testa china e le mani fra i capelli. Si avvicinò ancora per sincerarsi che stesse bene e lei sollevò la testa, bucandolo con due occhi come non li aveva mai visti, neri come quella notte senza luna, occhi capaci di scavarti dentro e prenderti l’anima, solo per farne coriandoli.

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Sinossi

 

Una notte Alfredo torna a casa a piedi, immerso nelle proprie rimuginazioni e la vede, vede lei, seduta su dei gradini, con un tacco rotto, le calze sfilate, la testa china e le mani nei capelli. Si avvicina per sincerarsi che stia bene, qualcosa in quella donna lo attrae fin da subito e, quando lei solleva due occhi, neri come la notte, Alfredo resta folgorato da quello sguardo. Forse dovrebbe limitarsi a chiedere se ha bisogno di aiuto, forse dovrebbe allontanarsi prima possibile da quella creatura sbucata da chissà dove; quelli sono occhi pericolosi, occhi così possono ridurti l’anima in coriandoli… ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO.

 

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